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La palestra delle parole – Civiltà

18/01/2026 ore 16-17

Fondazione Poma

La palestra delle parole

Andiamo in palestra per allenare i muscoli, perché ci hanno insegnato che ottenere un corpo snello e tonico è un obiettivo socialmente desiderabile. Di contro secondo la recente indagine Piacc dell’Ocse sulle competenze degli adulti uno su tre in Italia è analfabeta funzionale e capisce solo testi brevi.

Paradossale se consideriamo che l’informazione è alla base della nostra società. Ma non stupefacente dal momento che abbiamo smesso di interrogarci sulle parole che usiamo.  E sul loro senso. Afferrare il senso delle parole che usiamo e soprattutto che gli altri usano agisce sul nostro comportamento linguistico e quindi sul nostro modo di pensare perché come diceva Seneca forse non possiamo dirigere il vento, ma possiamo orientare le vele.

Ecco perché sarebbe utile una palestra delle parole, dove potere allenare la nostra capacità di articolare dei ragionamenti a partire dall’articolazione sensata delle parole. Per definire le cose del mondo e soprattutto imparare a distinguere che c’è differenza tra l’ordine delle parole e l’ordine delle cose.

La prima parola che analizzeremo sarà civiltà.

civiltà

/ci·vil·tà/

Origine

Dal lat. civilĭtas -atis, der. di civis ‘cittadino’ • fine sec. XIII.

Fin da quando nasciamo siamo addestrati a credere che appartenere alla civiltà occidentale ci sollevi dall’essere barbari. Questa rassicurante certezza coltiva un’altra convinzione molto pericolosa, raramente esplicitata, ma sottesa a molteplici azioni e ragionamenti, ovvero che il mondo intero deve godere dei vantaggi che caratterizzano la nostra società e che per portare la civiltà agli abitanti degli altri paesi si abbia il diritto di invaderli. È questo il ragionamento adottato dagli ideologici della colonizzazione, ieri, ma anche, molto spesso, dagli apostoli dell’ingerenza democratica o umanitaria oggi.
La paura dei barbari così finisce per diventare ciò che rischia di renderci barbari.
Ma cosa vuol dire davvero civiltà ed essere civilizzati?
Ce lo avevano indicato in qualche modo i greci all’indomani della guerra coi persiani. Da allora il mondo apparse diviso in due parti disuguali: i greci, “noi“e i barbari, “gli altri”.
E l’Io? L’Io quando non è schiacciato dal noi è l’istanza in grado di riconoscere che civilizzato, sempre e ovunque, è chi sa riconoscere pienamente l’umanità degli altri. Far comprendere ai propri vicini un’identità estranea, individuale o collettiva che sia, è un atto di civiltà, perché così facendo si amplia il cerchio dell’umanità, solo così la cultura può contribuire a far retrocedere la barbarie.
La civiltà in questo senso è un orizzonte a cui tendere, la barbarie è un precipizio da cui allontanarsi, né l’una né l’altra può dirsi specifica di alcuni individui in particolare. Sono gli atti e gli atteggiamenti a denotare barbarie o civiltà, non gli individui o i popoli.
Di questo parlerò domenica 18 gennaio in un incontro ospitato alla Fondazione Poma.
CORSO: La palestra delle parole – Civiltà
Date: 18/01/2026 ore 16-17